Partecipa a GuardiagreleWeb.net

Sei già registrato? Accedi

Password dimenticata? Recuperala

Festival Suoni d’Abruzzo 2016: Intervista a Mirco Bussi

Condividi su:
Come anticipato nell’articolo di presentazione del Festival Suoni d’Abruzzo 201, abbiamo incontrato l’organizzatore pretorese Mirco Bussi, clarinettista, con il quale si è avuta questa piacevole chiacchierata. 
A quanti anni hai iniziato a suonare e cosa ti ha spinto a farlo?
Ho iniziato all’età di 12 anni, spronato dal vedere all’opera la banda del mio paesino. Motivazione comune alla maggior parte dei musicisti appartenenti al centro Italia, dove la tradizione bandistica paesana è sempre molto viva e forte. 
Dunque, qual è stata la tua formazione musicale?
Ho frequentato il Conservatorio di Musica “Luisa D’Annunzio” di Pescara ottenendo con il massimo dei voti il Diploma accademico tradizionale; dopodiché ho vinto una borsa di studio nella prestigiosa Hochschule fur Musik in Germania studiando con Wolfang Meyer. Tornato in Italia ho conseguito un Master con P. Beltramini presso il Conservatorio di Piacenza e ho continuato a perfezionarmi e prepararmi seguendo seminari di musica jazz con G.Mirabassi. 
Un percorso molto lungo e pieno di spostamenti. Quand’è che hai capito che la musica sarebbe stata la tua professione e non solamente un hobby?
Questa consapevolezza l’ho avuta durante la mia esperienza di studio in Germania. Lì ho davvero capito l’importanza e la rilevanza che si dà alla musica ma soprattutto ho toccato con mano ciò che ella dà alla gente. Più di ogni altra arte, che può essere arte pittorica o poetica, arriva al cuore, è l’unico linguaggio umanamente universale. 
Parlare alla gente attraverso la musica, vivere della propria passione. È un’arte nobile e ricca di sacrifici da fare ma soprattutto con diverse difficoltà per emergere. 
Questo è vero ma è molto soggettivo. Ritengo che per “arrivare” sia davvero difficile ma ognuno ha una meta e una strada diversa. Ci si può dire comunque arrivati se si riesce a fare ciò che si ama e si voleva. 
Quali musicisti ti sono stati e ti sono d’ispirazione?
 Per quanto riguarda il Clarinetto sicuramente Mirabassi, Beltramini e tutti i miei insegnanti. Se penso alla musica in generale posso dire che il mio prediletto è Mozart ì, poi c’è Brahms. 
Veniamo al Festival. Com’è nata l’idea?
Per proporre un evento di spessore in un piccolo borgo. Per dare un’opportunità di alto livello a degli studenti che vogliono fare della musica la propria vita. 
Come mai è stato scelto proprio un piccolo paese come Pretoro per una manifestazione tanto importante? Sicuramente pubblicizzare un evento con location Roma, Milano, Firenze o qualsiasi altra grande e nota città sarebbe stato più facile. 
La prima cosa che mi viene da dire è perché Pretoro se lo merita. Poi posso dire che tutti i grandi vengono sempre da grandi città quindi proporre un piccolo borgo montano incuriosisce e poi il rimando al Medioevo ha suscitato proprio attrazione. L’ambiente è più caloroso, gli studenti provenienti da tutto il mondo dopo un paio di giorni si sentono a casa, tutti li riconoscono. Infine, è logisticamente più “semplice” da gestire nonostante la grande mole di lavoro che c’è nell’organizzazione per una buona riuscita. 
Ultima domanda. Cosa ti aspetti e ti auguri per l’anno prossimo?
Sicuramente più studenti. Quest’anno siamo arrivati a 50 allievi e 20 insegnanti, dunque 70 musicisti di tutto il mondo riuniti qui a Pretoro. Poi, una rilevanza nazionale e internazionale in modo tale che le istituzioni competenti si interessino all’evento, al paese e a tutto ciò che questo Festival è, dà e fa. 
Condividi su:

Seguici su Facebook