Sulla scia dell’ultima tornata referendaria parte l’appello lanciato da Valigia Blu e Libertà e Giustizia per cambiare la legge elettorale; istantanea l'adesione da parte della stampa progressista e di noti intellettuali come Umberto Eco, Renzo Piano, Margherita Hack.
«Vi è piaciuto il quorum? - chiede il sito online de Il Fatto Quotidiano - bene, ora ammazziamo il Porcellum».
Nessuna confusione insomma, non si tratta della sagra della porchetta ma della legge “porcata”, così definita dal suo stesso ideatore, l’on. Calderoli, esponente della Lega Nord.
“Porcellum” è una parola macedonia, formata da “porcata” e “Mattarellum”, che spiega poco ma dice molto. Come suggerisce il dizionario Treccani il sostantivo “porcata” indica un’azione indegna, sleale o poco onesta, specialmente a danno d’altri e assume connotati negativi di scarsa chiarezza.
Anche senza l’aiuto del dizionario è abbastanza intuitivo il risvolto poco nobile della parola e ci si chiede se sia il caso di presentarsi agli elettori con una legge che già nel nome non convince e suscita critiche.
La legge porcata-Calderoli nasce sulle ceneri della precedente legge Mattarella, in vigore dal 1993 al 2005, ribattezzata “Mattarellum” dal politologo Sartori e anche detta “Minotauro”, per il suo carattere ibrido.
Questo sistema elettorale si muoveva in direzione maggioritaria pur conservando una quota proporzionale, attraverso la quale i candidati sconfitti nei collegi uninominali potevano accedere comunque in Parlamento.
I limiti della contestata legge Mattarella non sono stati superati anzi sembrano aver spianato la strada alla legge “Porcellum”, un sistema misto di difficile catalogazione che spinge all’alleanza fra partiti, pur non garantendo la reale coesione interna del gruppo, e prevede liste bloccate.
Proprio la questione delle liste bloccate rappresenta l’elemento cardine delle contestazioni più recenti: è possibile votare il simbolo del partito o della coalizione ma non il candidato. Le candidature, infatti, sono decise dai partiti, che ne indicano inoltre la posizione nella lista e quindi la rilevanza.
Un simile meccanismo stimola il dibattito sulla capacità reale da parte degli elettori d’incidere sul sistema democratico, a partire dalla scelta dei rappresentanti.
Le complicazioni, le contraddizioni dell’attuale legge elettorale sembrano ancora più insopportabili nel nuovo clima politico e mediatico: il popolo dei referendum, fra mito e realtà, vuole tornare a dire la sua, a essere considerato un motore virtuoso del cambiamento, a partire dal principale strumento democratico di cui dispone, il voto.
Ancora una volta la lingua si rivela un valido strumento critico: se la legge si chiama “Porcellum” forse è il caso di porsi delle domande.

