Dall’esigenza di capire la contemporaneità , attraverso il principale strumento critico di cui disponiamo, la lingua, prende spunto l’idea della rubrica Lessico e Nuvole.
A partire dai tormentoni linguistici e attraverso la linguistica, si cercherà , in appuntamenti settimanali, di fornire spunti di riflessione sul linguaggio dei giornali e della comunicazione mediata.
Era il 1989 quando Nanni Moretti, in Palombella Rossa, urlava contro una giornalista amante dei luoghi comuni e dei cliché: «Ma come parlaaaaaaaa???».
In maniera sintetica la riflessione di Moretti individuava una preoccupazione di lingua e di pensiero: Come parliamo? Cosa diciamo davvero? A più di ventanni di distanza il nostro linguaggio continua a riempirsi di espressioni giornalistiche e televisive che assumiamo in maniera acritica e spendiamo, perché funzionali, perché espressive, nelle conversazioni quotidiane, in piazza, al bar, in famiglia, con gli amici.
Ogni giornata dedicata è un X-day, i batteri sono killer, il caldo estivo è una questione di bolle africane e ogni anno ci sentiamo ripetere che sarà l’estate più calda degli ultimi cinquantanni ; le code in autostrada sono grandi esodi e orrore sembra l’unica parola possibile a esprimere ripugnanza e coinvolgimento emotivo: asilo degli orrori, policlinico degli orrori, tour degli orrori.
Ai cliché, ai vezzi linguistico-retorici, si aggiunge la predilezione per il linguaggio specialistico di tipo scientifico, specie economico e di matrice anglosassone; advisor, bookmaker, brand, competitor, spoil system sono solo alcuni degli esempi rintracciati nella recente stampa quotidiana.
Si riscontra inoltre la tendenza alla formazione creativa di parole espressive e connotanti, il gusto per il gioco linguistico che si concretizza in veri e propri mostri lessicali: come dimenticare il Veltrusconi (Veltroni+ Berlusconi) della campagna elettorale 2008? I vari Tangentopoli, Moggiopoli, calciopoli?
La complessità di comprensione viene messa inoltre a dura prova quando ci s’imbatte nel lessico dei valori: libertà , democrazia, giustizia. Vessilli della politica di ogni epoca tornano periodicamente a intasare discorsi nuovi - già sentiti.
L’influenza del mezzo televisivo e dei linguaggi settoriali (es. economia, scienza, politica) sul linguaggio comune hanno condizionato il rinnovamento linguistico nella doppia direzione della creatività e del riuso: da un lato la necessità di rendere l’informazione appetibile e d’effetto, dall’altra l’abuso di formule e parole fino all’insignificanza. Scrive Loporcaro: «Si è imposto uno standard stilistico di semplificazione populistica non meno reazionario che l’oscurità ».
In questo panorama complesso e stratificato si cercherà di volta in volta di cogliere gli elementi più significativi, suggerire delle chiavi di lettura, stimolare delle riflessioni nel tentativo di sfatare miti linguistici e ideologici.

