Ieri, mercoledì 20 ottobre, presso la sala del Consiglio della Provincia di Chieti si è tenuta la conferenza stampa indetta dal Gruppo Consigliare di minoranza al comune di Guardiagrele, “Guardiagrele il bene in comune”, con lo scopo di fornire aggiornamenti sul tema della sanità e stimolare l'interesse dei cittadini e della Nazione.
Si discute circa l'atteggiamento assunto dal Tribunale Amministrativo Regionale per l'Abruzzo nei confronti dei due ricorsi presentati dall'Amministrazione comunale di Casoli e dal gruppo di opposizione di centrosinistra di Guardiagrele contro il programma operativo in sanità varato dal Commissario Chiodi.
Il Tar non sembra aver fornito una risposta concreta alle richieste mosse dalle parti ricorrenti. Dalle due sentenze istituite per il ricorso del Comune di Casoli sono emersi dati contraddittori: se nella prima si dichiarava l'inesistenza di rischi di danno, nella seconda gli atti impugnati non potevano aggiungere danni. Se dunque esistevano danni in precedenza perché sono stati negati? Questo è quello che si chiedono i consiglieri.
Altre incongruenze emergono dalle parole di Zavattaro, coordinatore generale della Asl di Chieti, il quale dichiara che i tagli ai piccoli ospedali non producono risparmi. E allora perché si continua a tagliare? Continua a domandarsi il gruppo.
In aggiunta il Tar per l'Abruzzo, il 30 ottobre e il 13 novembre 2009, aveva accolto con due ordinanze di identico tenore i ricorsi di alcune cliniche private contro il piano di rientro dai debiti sanitari, e aveva a seguito rinviato alla Corte Costituzionale la questione di legittimità costituzionale de la legge. La stessa Corte Costituzionale ha suggerito che per ottenere un oggettivo risparmio sarebbe utile non sacrificare solamente i piccoli ospedali pubblici.
Per quanto riguarda i tagli, la Regione si difende con il pretesto di aver dovuto redigere ilPiano Operativo per applicare il Patto per la Salute a cui ha aderito nell'anno 2009, senza però dire che il PO prevede tagli nettamente più drastici rispetto a quelli stimati dal Piano di Rientro. Ancor più grave è il fatto che “sulla carta” il programma prevede l'eliminazione dei reparti con un tasso di occupazione inferiore all'80% , ma ci sono piccole strutture ospedaliere non al di sotto di questa soglia che verrebbero comunque smantellate. Eppure ci sarebbero cliniche private che alla luce di ciò andrebbero forse chiuse.
È facile dedurre che la battaglia non è giunta a conclusione. La nuova strategia adottata da “Guardiagrele il bene in comune”, nata dall'unione dei consiglieri comunali Gianna Di Crescenzo, Carla Altorio, Simone Dal Pozzo, Angelo Orlando e Gianluca Primavera, è quella di sensibilizzare i Comuni del comprensorio, le organizzazioni sindacali e i soggetti a vario titolo interessati e di coinvolgerli nell'iniziativa giudiziaria promossa. Inoltre, per far sì che la questione assuma risonanza a livello nazionale, da oggi sarà disponibile consultare online il sito www.articolo32.it a sostegno dei piccoli ospedali e contro il commissariamento della democrazia. Il progetto coinvolge oltre all'Abruzzo le restanti regioni commissariate: Lazio, Molise, Campania e Calabria. Un ulteriore obiettivo è quello di catturare l'attenzione dei mezzi di comunicazione nazionali e della Commissione Parlamentare d'inchiesta sul Sistema Sanitario Nazionale perché, come ribadisce uno dei consiglieri, “in Italia non meno di 70 ospedali stanno subendo gli stessi disagi dell'ospedale di Guardiagrele” .

