NUCLEARE A PRATOLA PELIGNA, STORIE DI SCORIE “NASCOSTE”

Il silenzio che inquina la mente e Monte San Cosimo

Serena Taraborrelli
19/04/2011
Attualità
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L’opinione pubblica è ormai convinta che il nucleare sia un giusto investimento per il proprio futuro. Circondati da centrali nucleari, volenti o nolenti vittime di quelle radiazioni, persino di quelle del lontano Oriente. Costretti a compensare l’energia limitata “oro nero”, a cercare nuove strade. L’Italia importa energia nucleare dalla vicina Francia, potrebbe ottenere un notevole risparmio e potrebbe subire quasi gli stessi danni di quella Nazione in caso di esplosione di una di quelle centrali. Oltre al pericolo di esplosioni; al rischio sismico dell’Italia; alla paura terrorismo; alla spesa economica in un periodo di crisi; all’alta incidenza di tumori e leucemie; all’aumento del prezzo dell’uranio; resta taciuto il problema scorie. Lo sviluppo del nucleare civile comincia nel 1954. Oggi non è ancora stata trovata una soluzione per sistemare in modo sicuro le scorie nucleari. L’Italia nasconde ancora con paura quelle vecchie scorie (si pensi a Saluggia), fermate con un referendum nel ’87. Quanto è silenzioso e vicino Monte San Cosimo? Una vasta area di 133 ettari, una base militare nel comune di Pratola Peligna. Già individuata nel ’90 come una delle quattro aree idonee ad ospitare rifiuti radioattivi. Gli abitanti, 17 comuni della Comunità Montana Peligna e della Provincia dell’Aquila, avevano proposto la smilitarizzazione dell’area per riconvertirla a polo logistico della Protezione Civile. Destinata, invece, a diventare polo unico tecnologico in grado sia di contenere le scorie delle centrali dismesse e sia di diventare centro nazionale di ricerca, di stoccaggio e trattamento delle scorie nucleari. L’Abruzzo, ed il suo Consiglio regionale, lo scorso 4 maggio si è candidato ad ospitare il centro di ricerche facendo riferimento alle applicazioni del Piezo-nucleare e alla SOGIN (Società di gestione Impianti Nucleari). Un silenzio da smaltire.

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